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Dall'inaugurazione alla Prima Guerra Mondiale Stampa E-mail

 

"TRATTO DALLA TESI DI LAUREA DI GIOVANNI BOCCHI"

 

IL QUARTIERE DEI TRAMVIERI DALL’INAUGURAZIONE

ALLA FINE DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE

 

Dall'inaugurazione alla Guerra

 

"Due feste simpaticissime precedettero l’apertura del nostro quartiere…La prima ebbe luogo il 1° maggio ad iniziativa della Lega Tramvieri.

Dopo un riuscitissimo comizio ove parlarono l’On. Bissolati ed i migliori uomini dell’organizzazione, la Lega, offrì al nostro Presidente Felice Giammarioli (1) , una medaglia d’oro con in un lato incisa la lupa romana e nel rovescio la dedica “Lega Tramvieri 1 maggio 1914”… Essa fu la vera festa del lavoro.

Il 21 maggio fu l’inaugurazione ufficiale del quartiere ma questa festa fu preceduta dall’Augusta visita di S.M. il Re (il 18 Maggio)…. S.M. giunse alle 8.30 precise….il re si compiacque assai con l’on. Bonomi di questa nuova conquista della cooperazione operaia…

La solenne inaugurazione….ebbe luogo alle 10.00 . S.E. Luzzatti, giunse tra i primi, festeggiatissimo…." (2)

L’elenco che seguita di autorità nazionali e cittadine presenti era lunghissimo. Ma la cosa è ben comprensibile se si tiene conto che il complesso che si inaugurava rappresentava “forse il maggiore esempio italiano” realizzato da una cooperativa, come sottolineò nel suo intervento l’on. Ivanoe Bonomi, presidente dell’Istituto Case Popolari di Roma.

 

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(1) Socialista, dirigente sindacale dei tranvieri. A lui è intitolato ancora oggi il viale interno del quartiere.

(2) Dalla relazione al Bilancio 1913-14

    

 

E’ da notare comunque il ruolo di primo piano che durante i festeggiamenti ebbero alcune note figure del riformismo moderato: Leonida Bissolati ed Ivanoe Bonomi che erano stati espulsi due anni prima dal P.S.I., nel Congresso di Reggio Emilia (luglio 1912), per aver approvato l’annessione della Libia; ma entrambi, il primo in Parlamento, il secondo come assessore comunale della giunta Nathan, avevano favorito la nascita e la realizzazione dei progetti della cooperativa; Luigi Luzzati, “un conservatore illuminato” (1) (al cui governo (1910-1911) – secondo Prezzolini – i socialisti avrebbero dato il loro voto “per ottenere in cambio favori per le cooperative”) (2) che era stato il promotore della nascita dell’ICP di Roma nel 1903 (3).

Queste tre figure si ritrovavano qui a inaugurare una delle realizzazioni concrete del riformismo quando già il corso delle vicende politiche ne aveva ristretto i margini e ……….. sociale e politico aveva iniziato a radicalizzarsi.

Quando avverrà l’inaugurazione delle case di tramvieri nel paese e nella città erano già intervenuti mutamenti di rilievo: il patto Gentiloni tra liberali e cattolici; l’elezione a Roma nell’ottobre 1913 di due deputati nazionalisti con l’appoggio determinante dei clericali e le conseguenti dimissioni della giunta Nathan; le dimissioni di Giolitti a marzo.

Altri e più rilevanti fatti sarebbero accaduti di lì a poco: tra l’8 e il 10 giugno Roma prese parte alla “settimana rossa” con “comizi e manifestazioni con grande partecipazione popolare” (1), nelle elezioni del 14 giugno il blocco nazionalisti-conservatori-clericali conquistò, contro Nathan e i socialisti, la maggioranza relativa in Consiglio comunale; nell’agosto ebbe inizio la 1^ guerra mondiale.

 

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(1) S.Rosa, “La cultura “ in “Storia d’Italia”

(2) ivi

(3) “50 anni di vita dell’ICP di Roma”

 

 

Nelle settimane che seguirono l’inaugurazione, al centro delle preoccupazioni del Consiglio di Amministrazione della cooperativa (2) ci furono le condizioni economiche delle famiglie appena insediate.

 I tramvieri guadagnavano poco. Nonostante i miglioramenti ottenuti con le lotte del 1912-13 il salario era intorno alle 3,70 lire al giorno (3) e alle 100 lire al mese. Se si tiene conto che la “spesa media settimanale di una famiglia operaia composta di 5 persone (2 adulti e 3 ragazzi) era, 1° semestre 1914, di 53,08 lire (4), mensili 213,32, si ha subito la dimensione delle difficoltà economiche in cui si trovavano le famiglie dei tramvieri.

Anche per questo tra le prime iniziative della cooperativa ci fu l’apertura di un grande laboratorio-scuola per “lavori di cucito in bianco, ricamo, rammendo, sartoria, maglieria, calzetteria, smacchiatura e stireria” (5) che fu inaugurato nell’ottobre 1914 e il Presidente Giammarioli sottolineò “lo slancio col quale hanno risposto le donne del nostro quartiere; solo all’annuncio della imminente apertura, 304 di esse si sono iscritte per avere lavoro a domicilio”.

 

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(1) A.Pepe, “Camera del Lavoro e lotte operaie nell’età giolittiana”, in “Movimento Operaio e Organizzazione sindacale a Roma (1860-1960). ESI, Roma, 1976

(2) D’ora in poi lo chiameremo C.A.

(3) Questa era la cifra che ancora nel maggio 1915 veniva rimborsata al tramviere del C.A. che perdeva un giorno di lavoro. Dal Verbale C.A. 10 maggio 1915. Lo stesso dato, lire 3,71 al giorno, è il salario medio per Roma nel 1914 indicato da C.Vismara, “I salari degli operai dalle statistiche della Cassa nazion. Infortuni”, ora in A.PARISELLA, “La Prima Guerra Mondiale crisi e ripresa del movimento operaio”, in “Movimento Operaio…..”

(4) Notizie statistiche, in “Bollettino U.M.L.”, feb.1919

(5) G.Monaci, 1922

   

 

Con il laboratorio fu anche attivato il “doposcuola frequentato da 110 figlie di tramvieri”.

Per integrare i salari molti dei tramvieri del quartiere richiedevano il “timbro della cooperativa sulle domande che dovevano presentare alla delegazione per permessi di banchi sulle pubbliche strade” (1) o subaffittavano gli appartamenti prendendo in casa altre famiglie di parenti, di soci senza alloggio, di estranei o, ancora, trasformavano “in negozi i locali scantinati di pertinenza dell’istituzione” (2).

Si pose subito il problema dell’apertura di un ambulatorio che venne richiesto, senza successo, alla Congregazione di carità (4), il che dimostrava però un atteggiamento di apertura verso le organizzazioni cattoliche che nasceva probabilmente dalla comune posizione di socialisti e cattolici in quei mesi sulla neutralità dell’Italia rispetto alla guerra in atto. In seguito non sarà più così.

Si cercò inoltre di sopperire ai problemi della vita quotidiana installando delle “macchine lisciviatrici piccole e grandi” (1) per lavare i panni e si mise in funzione lo “stabilimento dei Bagni” visto che le case, in quanto popolari, non avevano né vasche né docce (2).

 

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(1) C.A. 11/8/1914

(2) ivi, 11/8/1914

(3) ivi, 31/10/1914

(4) ivi, 31/10/1914

  

         

Nonostante le difficoltà accennate la cooperativa non rinunciò a realizzare una serie di servizi come la palestra (3), o il Ricreatorio (sala assemblee, biblioteca, scuola di musica) che prese il nome “Ricreatorio tramvieri Giovanni Montemartini” (4) in omaggio all’assessore socialista che durante la giunta Nathan aveva promosso la municipalizzazione dei trasporti urbani. Né si fecero mancare i più tradizionali punti di aggregazione popolare: le osterie. Talmente apprezzate che – si lamentava qualche abitante – “restano aperte fino alle 3 del mattino”(5).

Intanto la divisione tra neutralisti e interventisti nei mesi che precedevano l’entrata in guerra si era fatta più acuta ed avrebbe attraversato anche il quartiere dei tramvieri.Nei verbali del C.A. non ci sono riferimenti espliciti a queste vicende ma la successione degli eventi che accadranno ne è una indiretta testimonianza.

Il 17 febbraio del 1915 c’era stata una riunione della Commissione direttiva della Camera del Lavoro per decidere sull’invito fatto dal Partito socialista a partecipare ad un comizio contro la guerra per il 21 febbraio. La Camera del Lavoro aveva deciso di non aderire per timore che repubblicani, sindacalisti ed anarchici aderenti al Fascio d’Azione rivoluzionaria, interventisti, provocassero una spaccatura della Camera del Lavoro stessa. I socialisti parteciparono ugualmente in massa a quel comizio mentre i repubblicani si organizzarono per impedirlo (1).

Il verbale del C.A. della cooperativa tramvieri del 22 febbraio il giorno dopo il comizio, riporta due notizie: la lettera di 161 soci che chiedevano un’assemblea straordinaria e la comunicazione delle dimissioni dell’intero Consiglio di amministrazione.

 

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(1) A.Pariselle, “La prima guerra mondiale…“

(2) Nel maggio del 1915 il costo per il mutuo fu calcolato in £.14,60 a vano. C’era chi doveva pagare più di 50 lire al mese – cosa insostenibile.

 

            

Appare evidente il collegamento tra i due episodi, ma le polemiche di cui si trova traccia nei verbali del C.A. e delle Assemblee dei soci di quel periodo, non facevano però nessun riferimento esplicito alla questione della guerra. Si incentravano piuttosto sulle preoccupazioni del socio per il livello dei mutui (2); sulla gestione autonoma del laboratorio, sulla vicenda dell’ospedaletto.

Era stato dato il nome di ospedaletto ad un centro di pronto intervento sanitario che il C.A. aveva organizzato nel fabbricato dei Bagni dopo il terremoto di Avezzano del 13 gennaio 1915, quando a Roma erano stati inviati 21.000 superstiti, 5.000 feriti. La cooperativa aveva accolto così 36 feriti per 55 giorni, e una volta guariti aveva dato a ciascuno 10 lire per tornare al paese. L’opera della cooperativa – si scriveva nel verbale – era stata “apprezzata” da tutti.

L’11 aprile era stata indetta dall’Unione Socialista Romana una manifestazione contro la guerra in risposta ad una interventista promossa da Mussolini. Vietate entrambe dalla polizia, socialisti e anarchici organizzarono ugualmente il corteo che da piazza Vittorio raggiunse S.Lorenzo, dove – riportava l’”Avanti!” – “la piazza è gremita, i tetti delle case adiacenti sono animatissimi. Parla assai applaudito Russo, Marchionne per i socialisti ed Aristide Ceccarelli per gli anarchici” e poi ancora al quartiere dei ferrovieri a S.Croce dove “la folla è così numerosa che la polizia è tenuta in scacco e si rassegna ad ascoltare i discorsi neutralisti di Marchionne per i socialisti e Lucchetti per gli anarchici” (1).

 

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 (1) “Avanti!” del 12/4/1915, in A.Parisella, “La prima guerra mondiale….”

  

 

GLI ANNI DELLA GUERRA

 

Il verbale del 24 maggio 1915 – il giorno dell’inizio delle operazioni di guerra dell’Italia – si apriva offrendo un quadro dei primi risultati che la guerra stava causando nel quartiere.

“il Consiglio presa in considerazione la situazione veramente critica e dolorosa delle mogli e dei figli dei propri soci richiamati sotto le armi a dare il proprio tributo alla patria: ad alleviare in certo qual modo la miseria di queste famiglie ha deliberato di impiantare una grande cucina economica e un asilo infantile e di affidare la gestione di dette opere al Comitato Romano di organizzazione civile”.

Proprio nel settore dei trasporti (tramvieri, ferrovieri, vetturini, carrettieri, chauffeurs), oltre che dagli edili, veniva la percentuale maggiore dei richiamati alle armi a Roma (il 14,35%) (1).

Il 21 giugno si dava notizia del primo abitante del quartiere morto in guerra. Il 14 luglio il Consiglio di Amministrazione cambiò i titoli del capitale sociale in Cartelle del Prestito Nazionale e questo causò reazioni violente tra gli abitanti del quartiere. Infatti quando il nuovo Presidente del C.A. fu richiamato alle armi, prima di “sospendere il mandato per compiere dovere più sacrosanti verso la nostra cara patria e il nostro amato sovrano”, dette notizia di come il suo operato fosse stato “vivamente criticato e incompreso”. (2).

 

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(1) U.M.L. Dicembre 1918                     

(2) C.A. 29/7/1915                                                     

   

        

La situazione delle famiglie intanto peggiorava rapidamente: “nelle ore in cui si distribuisce il vitto si raduna una quantità di gente” (3), si definiva “sconfortante il numero dei soci dimessi” e la situazione delle “mensilità arretrate per la somma di £.720 certamente inesigibili” (4).

A settembre il C.A. fu costretto alle dimissioni.

Gli interventisti, dopo un ultimo saluto in Assemblea ai “combattenti per la grandezza d’Italia” e “per una finale vittoria” (5) sparirono dalla scena e il Consiglio di Amministrazione tornò ai socialisti.

Nei successivi tre anni non c’è più traccia nei verbali del C.A., né in quelli dell’Assemblea, di una sola parola di esaltazione della guerra.

L’impegno maggiore si concentrò nel tentativo di salvare la cooperativa che stava “attraversando una crisi per la quale la sua esistenza viene seriamente minata” (1) e per alleviare le drammatiche condizioni della gente del quartiere.

Il Laboratorio, chiuso dal precedente Consiglio, venne riattivato ed iniziò a confezionare “indumenti di lana” per i soldati beneficiando delle aumentate tariffe per i lavoratori militari (2) ; si rilanciò l’attività del Ricreatorio e si portarono a termine 3 asili nido dove – si scriveva nel verbale – “giornalmente affluiscono centinaia di figli dei richiamati che gratuitamente hanno due refezione al giorno”(3).

In questi mesi tutto il paese stava attraversando una grave crisi economica e sociale, tanto che, proprio su questi temi, la sinistra interventista causò nella primavera del 1916 la caduta di Salandra. Si formò allora un governo di unità nazionale e i socialisti restarono in parlamento la sola forza di opposizione contraria alla guerra.

 

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 (1) C.A. 22/12/1915

(2) V.A. 5/10/1915

(3) ivi, 25/8/1915

(4) ibidem 

(5) V.A. 5/10/1915

 

 

Nel Lazio, mentre la Federazione giovanile socialista si fece attivissima nella campagna antimilitarista, si diffusero le agitazioni delle categorie, “tra le quali ha particolare rilievo quella dei tramvieri, sabotata dagli interventisti” (1).Ed è proprio nel corso di queste lotte che si mise in luce un altro tramviere: Giuseppe Sardelli (nato nel 1880), socialista, dirigente sindacale (2).Tra le tante iniziative del governo e degli interventisti tese ad isolare nel paese i socialisti, una violenta campagna di stampa fu orchestrata quando i carabinieri sequestrarono, nel settembre del 1916, un pacco di manifestini antimilitaristi della Federazione giovanile socialista. Tra gli arrestati oltre a 3 dirigenti giovanile del PSI ci fu /anche Giuseppe Sardelli. Nel suo fascicolo personale nel Casellario Politico Centrale (3), dove verranno puntualmente riportati da prefettura, questure, informatori, tutti i suoi movimenti fino al 4 luglio 1943, si trovano le solite definizioni che normalmente venivano affibbiate ai “sovversivi” schedati e che nello stile non sono dissimili da quelle del ventennio fascista:

“riscuote nell’opinione pubblica cattiva fama, è di carattere violento, ha poca educazione…. Ha compiuto soltanto le scuole elementari e non ha quindi titoli accademici (sic). E’ lavoratore piuttosto fiacco e fa il tramviere…. E’ iscritto al Partito Socialista ufficiale…. Nel maggio 1914 è stato eletto membro della Commissione Direttiva della Camera del Lavoro (voti 2613) …… E’ attivo e pericoloso propagandista fra la classe operaia. Verso le autorità tiene contegno sprezzante. Ha sempre preso parte attiva a tutte le manifestazioni del partito ed a quelle di carattere sovversivo in genere…. In data 10 settembre 1916 è stato denunziato in stato di arresto al Tribunale Militare” (4)

 

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(1) A.Parisella in “la prima guerra mondiale..”

(2) anche lui alla fine della guerra, quando già era segretario nazionale del sindacato tramvieri, andrà ad abitare nel quartiere.

(3) A.C.S., C.P.C., fasc.di G.Sardelli, b.4606

(4) ivi, rapporto 1916 Prefettura di Roma

             

 

Sardelli fu condannato a 5 anni di reclusione, la direzione del Partito Socialista organizzò un comitato di soccorso per una sottoscrizione nazionale a suo sostegno e degli altri condannati. La condanna fu sospesa ma l’anno successivo Sardelli fu nuovamente arrestato e denunziato al Tribunale di Guerra. (1).

Illuminante sul livore antisocialista degli interventisti e sulla rete di controlli dispiegata già prima dell’entrata in guerra, la lettera che in questa occasione Laurino, Presidente del “Comitato di difesa interna”, scrisse al Ministro dell’Interno Bonomi:

“Sardelli….fu nel nostro primo rapporto (21 maggio 1915) al Gabinetto del Ministero degli Interni indicato come uno dei più attivi ed efficienti elementi di azione contro la guerra…. Venne il processo dei manifestini sovversivi… la pena non fu applicata… ora … è fra gli arrestati di questi giorni per la circolare del gruppo socialista rivoluzionario di Firenze! Il caso precisa tutto un sistema!” (2).

 

Lo scontro che si aprì in questa fase tra interventisti e neutralisti portò, nel novembre del 1916, alla spaccatura della Camera del Lavoro.

Socialisti e anarchici costituirono un nuovo organismo camerale, cui aderì, tra le altre, la Lega dei tramvieri.

La situazione generale del paese diventò ancora più pesante nel corso del 1917 e del 1918. nell’estate del 1917 il malcontento popolare era esploso spontaneamente a Torino. A Roma il PSI e la Federazione giovanile socialista organizzarono una manifestazione di donne davanti a Montecitorio.

 

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(1) ivi, r.8/10/1917 Pref.di Roma – Min.Interno

(2) ivi, lettera 22/9/1971

  

 

Edoardo D’Onofrio (nato nel 1901), un altro dirigente del movimento operaio romano che viveva allora nei pressi del quartiere dei tramvieri (1), così racconta quelle vicende:

Era l’anno 1917 e vi era la guerra… Io avevo allora 16 anni, lavoravo alle Officine Pezzè (2) site in un prato fuori Porta S.Giovanni in Roma, nel reparto fabbri nel quale producevano cancellate, balconate, ringhiere, lavori in ferro battuto e anche cerniere per le cassette di munizioni.. Naturalmente, data la guerra, venivano torniti proiettili, si facevano spolette per ordigni bellici, e così via. Molti degli operai erano “aggregati”, cioè militari, altri “esonerati” dal servizio militare attivo e portavano, per riconoscerli, una fascia tricolore al braccio. Oggi le Officine Pezzè non esistono più in Roma; esse si sono trasformate prima in stabilimento Manzolini e, ora, credo che non esistano più come tali….. d’accordo con il compagno Costantino Lazzari…allora segretario del PSI, organizzammo una manifestazione di donne per la pace in piazza Montecitorio.. il centro di Roma, piazzetta Sciarra, il Corso, piazza Colonna furono invase di dovve e da noi giovani socialisti.. squilli di tromba, ingiunzioni di scioglimento, colluttazioni si susseguirono per circa un paio d’ore nel centro di Roma… conclusione: circa 200 donne vennero fermate e condotte alla Questura centrale..noi giovani socialisti ci ritrovammo tutti in una camerata di transito del carcere romano di Regina Coeli.. quando uscii, fu un trionfo. Allo stabilimento Pezzè venni accolto come un grande personaggio. Ebbi strette di mano, abbracci e incitamenti… il popolino del mio rione, quello di S.Giovanni, mi considerò quasi un eroe e certo, suo diretto rappresentante alla manifestazione della pace”(1).

 Nell’autunno dello stesso anno erano intanto iniziate anche a Roma le agitazioni degli operai e dei tramvieri. Nel novembre i tramvieri erano riusciti ad ottenere, con l’appoggio della C.d.L. confederale, un aumento di 24 lire mensili per caro-viveri (2).

 

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(1) in via dei Cannei,38, oggi via Taranto- dal fascicolo di “D’Onofrio Edoardo” presso l’archivio Centrale di Stato, C.P.C. b.4769

(2) Cfr.par.I.4.2.

          

 

Nonostante ciò la situazione delle famiglie nel quartiere dei tramvieri non accennava a migliorare, e non solo perché intanto “il costo della vita subiva un forte rialzo, arrivando a più che raddoppiarsi tra il 1914 e il 1917 (3) , ma anche per la generale mancanza dei generi di prima necessità. 

Nei verbali del C.A. si susseguono le discussioni dei problemi più impellenti e sul come affrontarli.

Nel novembre ’17 si parlava della “mancanza dei generi alimentari” e della necessità di “risolvere la questione del pane che tanto malumore suscita nel nostro quartiere” (4). A dicembre si scriveva: “apre lo spaccio dell’Annona” ma “ora abbiamo la mancanza del carbone” (5). Ancora a gennaio del ‘18:

 “il carbone è mancato in questi ultimi tempi con grave danno degli abitanti del quartiere, l’Annona nel suo spaccio in via Orvieto mancano di tutto, come lardo, zucchero, conserva, olio, baccalà, sapone ecc.ecc.” (6).

 

_________________

(1) frammento autobiografico non datato, dall’Archivio dell’Istituto Gramsci, ora in G.Gozzini, “Edoardo D’Onofrio per Roma”, Vangelista, Milano, 1983.

(2)”Bollettino dell’Ufficio del Lavoro” 16/11/1917, ora in “Movimento Operaio”

(3) E.Ragionieri, “La storia politica e sociale”

(4) C.A. 27/11/1917

(5) ivi, 14/12/1917

(6) ivi, 4/1/1918

 

 

 

Intanto aumentavano gli abitanti che non pagavano le pigioni, tanto che a novembre del 1917 si scriveva “le mancate pigioni….sono salite alla cifra di £.1600, cifra mai raggiunta da quando si abitano le case” (1).

Intanto l’afflusso di sfollati a Roma si faceva sentire anche qui: “viene ridotta a £.2 la pigione degli scantinati ad uso famiglia” (2), mentre “all’ultimo censimento fatto dall’istituto case popolari per la prenotazioni del pane il numero degli abitanti ascende a 4144 persone tra cui 322 subaffitti non autorizzati né dalla cooperativa né dall’I.C.P. (3).

Era in questi mesi che si riportava nel verbale la statistica che indicava l’altissimo tasso di mortalità nel quartiere, soprattutto tra i bambini, che abbiamo già citato (4).

Anche in occasione del 1° maggio (1918), che era stato sempre un momento di festa per il quartiere, si scriveva:

“dato il momento eccezionale nulla si delibera riservandosi di trovarsi la sera tutto il Consiglio col Presidente a fare un vino d’onore” (5).

 

E mentre, nel giugno dello stesso anno, in piena battaglia del Piave, Turati dichiarava: “le nostre anime di socialisti battono all’unisono con quelle degli uomini di altri partiti”, nel quartiere dei tramvieri ci si preoccupava piuttosto “del socio malato con l’intera famiglia… avendo cinque figli predisposti alla tubercolosi” (6) e di inviare “70 bambini per le cure montane” (7).

 

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(1) ivi, 3/12/1917                                            (5) C.A.27/4/1918

(2) ivi, 14/12/1917                                           (6) ivi, 5/6/1918

(3) ivi, 6/2/1918                                              (7) ivi, 29/6/1918

(4) cfr. par.I 4.1.

          

 

Così ancora durante la terribile epidemia della fine del 1918, “che mietè vittime in misura pressoché equivalente a quelle delle battaglie di tutta la guerra” (1), l’attenzione del C.A. si concentrò su questo problema.

In un quartiere dove – si scriveva – “infierisce l’epidemia” (2), più che pensare agli alti destini della Patria ci si poneva l’obiettivo di far osservare l’igiene, anche “negli scantinati onde evitare che si trasformino in gallinari e conigliere ed altri simili” (3).

Con la fine della guerra e delle terribili sofferenze che aveva prodotto, anche qui, nel quartiere dei tramvieri, si aprirà una fase complessa che vedrà interamente partecipe anche questa piccola parte dei lavoratori romani, delle speranze e delle lotte, delle delusioni e delle sconfitte della classe lavoratrice italiana.

 

 

 

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(1) E.Ragionieri, “La storia politica e sociale”

(2) C.A., 2/11/1918

(3) ibidem

     

 

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  • Mi associo alle belle parole di Massimiliano. Moltissimi abitanti del quartiere hanno incontrato e conosciuto il "Sor Nino", in anni in cui la società era forse meno frenetica di oggi e dove c'era più spazio anche per le cosiddette "due chiacchiere" al baretto. Quanti di noi hanno comprato il latte bussando al negozio ormai chiuso ma con Nino dentro che alzava la saracinesca e ti dava quel tanto agognato litro di latte insieme a un buona serata che ti restava dentro, come i ricordi che il tempo non ci ha portato via. Grazie di tutto Nino! Carlo Giuliani.
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